Vabbè, questa sarebbe una citazione da “Il violista sul tetto”, altro contesto e altre tradizioni, ma come direbbero i nostri due più giovani partner di questo viaggio “ci sta”: dalle esperienze giocherecce super-tecnologiche siamo passati al Giapone d’antan – in parte consapevolmente, in parte per caso.
Capisci che le cose sono (e specialmente sono state) un po’ diverse quando nel gabinetto dei maschi trovi un’icona di questo genere:

In realtà c’è il trucco: siamo al “museo dei samurai”, molto commerciale ma divertente e dove – naturalmente – “figlio grande” ha proprio dovuto fare la prova anche lui:
Nella strada verso il museo, in mezzo ad alti edifici amministrativi e commerciali, sentiamo un coro polifonico straordinario di donne. Sono allineate lungo la scalinata che affaccia su una classica “plaza” di ristoranti al piano interrato di un edificio di uffici. Qui ci dovrebbe essere un Festival balinese (!), ma intanto queste cantano benissimo, apparentemente senza maestra del coro – e sono anche amplificate molto bene.

Abbiamo tentato una ripresa, ma il microfono dello iPhone per di più all’aperto è quello che è:
Domenica, forti del nostro Japan Rail Pass di 14 giorni, ci siamo diretti al Nord della maggiore isola del Paese, dove in questi giorni si tengono alcune delle più grandi feste popolari. Prima tappa Akita, per il Kanto Matsuri: squadre di (immaginiamo) quartieri e associazioni, debitamente sponsorizzate da locali aziende e concessionarie, sfilano per la città.
Ma prima della sfilata serale, nel pomeriggio, gruppi di ragazzi, ragazze e quelle che sembrano mamme (scuole?) danzano divertenti coreografie in piazza.

Ciascun gruppo ha una serie di timpani su carri, seguiti da flauti tipo di Pan, (percussionisti e flautisti prevalentemente ma non esclusivamente donne anche giovanissime) che accompagnano la squadra degli uomini che portano tre “Kanto”: sorta di alberi di Natale di bambù immensi cui sono appese quaranta lanterne di carta. Ogni tanto si fermano, i flauti cessano, i timpani no e gli uomini innalzano i Kanto tenendoli in equilibrio su una mano, sulla fronte o sul sedere sporto in fuori. Di quando in quando ilKanto è reso più alto con l’aggiunta di pali, fino a diventare così alto da inarcarsi pericolosamente – fino a volte a rovinare sui fili della luce o su Kanto vicini.
I bambini (maschi), anche di sei-otto anni, trasportano propri Kanto più piccoli e anche loro li inalberano sulla testa o sul sedere.
Dopo un minuto o due il Kanto passa di mano. 

Qui qualche video:
Serata finita in una micro-tavernetta trovata per caso e tenuta da una anziana, gentile signora. Oltre annoi c’erano – nel senso che ci entravano solo altre due coppie. Siamo riusciti a un certo punto a far capire che volevamo anche mangiare, oltre che bere birra e sgranocchiare piselli secchi. Sono arrivati spaghetti in brodo, pesce fritto, insalata e riso!
Il tutto mente chiacchieravamo grazie a qualche avventurosa parola di inglese degli altri avventori e – sì – al po’ di giapponese che figlio due si è industriato a imparare prima di partire e che stupisce tutti quelli che incontriamo.
Gia… ma fa parecchi errori (d’altronde quel cane che giocava a scacchi non vinceva mai).

